Buona notte😁😴

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“Caro Barnard…”, una lettera.

Caro Barnard,

da quando sei partito persino le rose sono sfiorite. Vedo gli steli in controluce piegati al mio stesso dolore. La nostalgia è bestia indomabile per chi come me non ha mezzi per addomesticare.

Dai vetri del salotto, ormai opachi, la luce filtra a stento. Quel sole che indorava ogni cosa quando ne godevamo il tepore, ora non fa che gelare tutti i colori.

Mi chiedo spesso cosa tu stia facendo. Non ho tue notizie da giorni ormai e immagino, per mara consolazione, una Bombay polverosa e caotica. Da cosa mi è stato raccontato dalla Signorina Hackett, con quel suo fare pettegolo e civettuolo, la vita lì scorre frenetica. Sostiene persino, con dispettosa convinzione, che le donne siano di rara bellezza.

Se penso a quanto il mio viso si stia deformando. Tutto il dentro non fa che disegnare rughe inaspettate, lo vedo quando di tanto in tanto trovo il coraggio di specchiarmi. Quell’ovale d’ottone che un tempo restituiva il meglio che possedevo, oggi mi respinge con sfrontatezza.

Mr. Heathquot incontra spesso il mio sguardo con evidente imbarazzo. “Niente, neanche oggi Miss. Corey.” Lui che porta notizie a tutti in paese, a me riserva soltanto parole cariche del tuo silenzio.

Villa Moonrise è la mia unica consolazione. È così misteriosa questa abitazione. Ricordo il giorno in cui mi dicesti “questa fa al caso nostro.” Il tuo studio è immacolato, ho proibito a Miss. Groely di entrarvi per spolverare! Quando tornerai riprenderemo da dove abbiamo interrotto.

Quanti rumori Barnard, soprattutto di notte. Ho sempre la sensazione che qualcuno mi osservi mentre cerco di prendere sonno. Poi mi dó della sciocca, sorrido e cedo al pensiero che mi conduce a te.

Spero tanto di ricevere tue notizie.

Con amore, Anne.

P.S: Aspettiamo un bambino………

“Al ristorante, Porta Pila…” Nightmare before Christmas? Yes.

Ci sono cose che ricordo con piacere perché sono quelle che mi hanno formata sotto molti punti di vista. Vivendo sempre tutto con gli occhi di un’artista da 4 soldi quale sono ed ero, devo dire che ci sono episodi che mi rendo sempre più conto di quanto mi siano stati utili.

In questo periodo che precede il Natale, da bambina ero solita fare cena con il conte e consorte in un ristorante che si chiamava Porta Pila. Siccome lei non stava bene, non cucinava praticamente mai, dunque andavamo spesso al ristorante. Durante le feste poi era una vera agonia… soprattutto per me che da brava iperattiva qual’ero e son rimasta, non riuscivo a stare tanto tempo seduta a tavola. Anche oggi è così tant’è che spesso mentre tutti mangiano io mi alzo di continuo, anzi a volte finisco prima e vado a lavarmi i denti… vabbè ad ogni modo, andare al ristorante così spesso per me era la morte in persona. Così, a parte vomitare quasi tutte le volte perché dovevo mangiare tutto (dolci compresi che alla fine mi tornavano su… ricordo due palle di gelato enormi ricoperte di cioccolato fondente e granella di nocciole….. una botta allo stomaco indescrivibile) una cosa che facevo era disegnare sui tovaglioli. Chiedevo dei tovaglioli di carta e iniziavo a disegnare tutto quello che vedevo. Poi quando tornavo a casa, prendevo i miei tovaglioli e li scrivevo in musica tant’è che molti dei brani che ho composto negli anni escono proprio dal ricordo di quei tovaglioli. Poi dopo averne fatto musica li ritrasformavo in creature molto orrende ma d’altronde vomitando sempre non mi riuscivano personaggi carini. Mi era impossibile dato che passavo ore piegata sul gabinetto a maledire il gelato e non solo😤

Lui e lei a tavola erano terribili. O discutevano e ogni tanto cacciavano l’urlo (così si giravano tutti) “Paola, mangia! Sei pallida come un cadavere” (visto che ogni cosa ha i suoi perché? Io lo dico sempre…) o non si consideravano. Lei non faceva altro che parlare dei suoi anti depressivi, lui del suo lavoro. Una roba da spaccarsi le balle in mille pezzi. E io mi isolavo, vedevo che quel mondo lì, chiuso dentro il Porta Pila, mi faceva molto schifo! E se devo dirla tutta ho scelto una linea creativa macabra perché questo mondo a me fa ancora molto schifo, mi spiace ma sono stra convinta sia un disastro, dunque ho scelto di restare fedele a me stessa.

Feci la mia prima bambola macabra, “Nina”, in 4 elementare. La portai a scuola felice di farla vedere a Miss Dyana dicendo che era mia mamma. Ovviamente convocarono Conte e Lady Nina dicendo che “avevo seri problemi e che necessitavo di cure particolari”. Ero abituata d’altronde quel mondo fatto solo di giudizi aspri lo conoscevo a memoria.

Negli anni tutte quelle cene, quei posti ai miei occhi orribili sono diventati la madre del mio aceto creativo. Un aceto che si rinnova senza tregua. Mi bastano poche gocce di vino e tutto prende forma.

Era il mio Nightmare before Christmas, che ben comprendo e che ho condiviso con impeto e gioia. Le cose nascono da dove sono “già accadute”, poi chiaro serve trasformarle per pooooooooi poterle raccontare. Miss. Poperlaine nasce da là, da quelle serate invernali in cui vedevo due adulti massacrarsi dentro una vita già finita, ancor prima d’essere vissuta appieno. Una Miss. Poperlaine imperfetta e magrina, senza occhi perché a volte preferisce non vedere, che è stata data in dono a chi non meritava ma che ha scelto come sempre la strada meno facile. E non è neanche molto seducente… ma nel suo mondo la bellezza conta meno di zero…. anzi….. e mal sopporto chi la ostenta. Mi innervosisce.

Anch’io avevo i miei Nightmares before Christmas…….. ma guarda tu a distanza di 41 anni cosa è successo…. 😁😳😁😳

Riprendo “Una vita imperfetta”, mi consola.

Che è il libro che stavo scrivendo l’anno scorso. Mi son detta:”Ma chissenestrafrega se non so scrivere benissimo! A me diverte da matti!” E poi, la storia della mia Gertha Legaule che ovviamente cambierà il nome perché l’ho ceduto a Silvio per il libro che ha scritto su di me, è troppo bella. Ho riletto ieri sera parte dei capitoli e devo dire che se potessi scegliere un posto e un momento all’interno dei quali stare per un po’, bé vorrei essere lì! Proprio lì, adesso!

Non è una storia molto allegra, ma d’altronde a me i libri troppo allegri non piacciono. E non è ambientata in posti troppo allegri, ma d’altronde fosse per me ambienterei qualsiasi cosa in un cimitero. Non potendolo fare ho scelto Edimburgo, poi una casa desolata (ovviamente), due personaggi principali “particolari” e una vicenda passata piuttosto ambigua.

Mi son detta, ma posso fare qualcosa anche per me? Faccio sempre per gli altri io……

Per quanto riguarda le vicende Burtoniane lo dico sinceramente, non dico più nulla. È una faccenda troppo personale, complessa e non me la sento più di dire niente. Non ho voglia di imbattermi nelle invidie della gente, nelle solite cattiverie da rosiconi, dunque mi vivo la cosa per come sta proseguendo per i fatti miei. L’unica cosa che sento di dire è che è una persona IMMENSA, immensa e immensa!

Sto imparando a parlare meno e ad agire di più, molto sola perché ho notato che quando si raggiungono obiettivi importanti la gente ti scarica e a me questo addolora nel profondo perché ho sempre lavorato con umiltà e ho sempre raggiunto i miei traguardi dopo tanto, tanto, tanto impegno. Ma non importa, da un lato sono quasi abituata. Finchè piagnucolo c’è sempre chi consola, quando riesco nei miei intenti partono all’aria unghie mordicchiate. Dimenticano le ore spese, le notti in cucina a buttare giù idee, i fine settimana chiusa in casa a provare e riprovare pur di riuscire…… che tristezza!

Riprendo a scrivere e pubblicherò alla faccia di chi non ha altro da darmi se non la sua povera invidia da essere insoddisfatto nei confronti della sua stessa vita.

Al posto di invidiare, si faccia del proprio meglio inseguendo un sogno… a volte si avverano! Garantisco!

Adesso devo trovare un nome per la mia ex Gertha Legaule…. nel mentre aspetto Domenica.

“Notole è Notole!!!” disse…Al via la storia di Miss. Poperlaine 🖤🖤🖤

Notole è Notole disse Montgrot. Il tono severo con il quale si era rivolto a Miss Poperlaine era perentorio.

Alle parole di richiamo, la tristezza si fece sguardo negli occhi vuoti di Poperlaine. Perché tanta severità nei suoi confronti?

“Occorre un breve riassunto temporale” disse Montgrot. “Halloween è ad Ottobre, Notole è Notole e cade nel mese di Dicembre. I primi cinguettii si odono a Marzo e le cicale cantano fra Luglio e Agosto. Le foglie secche si raccolgono a loro tempo. Ogni cosa ha un suo tempo Miss Poperlaine! Se ne faccia una ragione. Non intenda rovinare la festa delle luci e dei colori in questo nostro mondo sensato. Il suo di mondo, mi consenta, mal veste questo momento dell’anno. Ma si guardi…”

Miss Poperlaine, vestita di pizzi anneriti dal tempo e nascosta dietro una velette altrettanto sgualcita, comprese le parole di Montgrot, purtroppo! Nonostante non fosse un linguaggio a lei caro, dovette accettare.

Sul viso scarno una piccola lacrima argentata era fuggita al suo controllo. Seppur non fosse Notole il suo tempo, e Montgrot avesse ben le sue ragioni, Poperlaine non intendeva rovinare il Notole a nessuno. Di fatto desiderava soltanto poter stare con gli “altri.”

A Burrabank il Notole era cosa molto diversa. Non era usanza scambiarsi doni ad esempio, e non si gustavano piatti prelibati, non ve n’era motivo. A Burrabank si era soliti attendere il 25 Dicembre dentro delle scatole che prima o poi qualcuno avrebbe spedito lontano, separando per sempre i Burrabankesy dal povero/a mal capitato/a. La dipartita era sempre un momento molto doloroso. Nel regno dei “bui”, i sentimenti erano sempre molto veri, sinceri e pulsanti dentro posti inusuali, dunque ogni separazione era vissuta per volere di un destino mal programmato.

Miss Poperlaine, ogni anno tutti gli anni infiniti, ci provava e riprovava…. Sperava d’essere accolta nel regno della luce per poi poter far ritorno a Burrabank dai suoi amici. Non sopportava l’idea di restare per sempre tra i luccicanti cosa che sarebbe accaduta qualora fosse diventata “il regalo per qualcuno”.

Ma Montgrot, quel Montgrot non la voleva.

“Signor Montgrot, grazie lo stesso. Tornerò a Burrabank ma prima le confesso un piccolo pensiero. Noi non siamo belli e tutti perfetti come voi luccicanti che per essere felici avete bisogno di giornate terse ed assolate ma… vede noi sappiamo essere felici anche al buio e al freddo. È vero siamo un po’ fifoni ma vede noi Burrabankesy non sappiamo da dove arriviamo né dove andremo dunque l’ignoto noi combattiamo ogni dì. Sa cosa mi rattrista a volte signor Montgrot? Voi luccicanti giudicate spesso sulla sola base delle apparenze…. Ma, guardi qui.. un attimino eh? La cosa è un po’, oh accidenti questo coniglio dispettoso! Dai esci fuori, Foister fai vedere a Montgrot cos’abbiamo di speciale.”

Montgrot mezzo spazientito osservò Miss. Poperlaine mentre armeggiava con le lunghe orecchie di un coniglio tutto rosso per la vergogna che dimenava le gambe. Le braccia non erano contemplate poiché il compito dei conigli era ben diverso da quanto si potesse immaginare.

“E chi sarebbe questo Foister?” replicò lui, sogghignando con fare piuttosto maleducato.

“Fiuuuuuu, ecco lui è Foister. Un attimino eh? Stai fermo!!! Facciamo vedere al signore…”

Dalla pancia del coniglio Miss Poperlaine estrasse un cuore nero come la pece. “Tum, tum, tum, tum……” il battito si sentiva così forte che Montgrot dovette tapparsi le orecchie con le mani a quel punto fattesi tremolanti.

“Visto Montgrot? dove siamo soliti tenere il cuore noi Burrabankesy? Dentro ai nostri conigli, tutti ne abbiamo uno. E proprio come voi luccicanti, sentiamo tutte le emozioni scorrergli dentro. Ci emozioniamo tanto sa? Solo che non lo diamo a vedere, non sappiamo come si fa e troppo spesso, temiamo i giudizi dei perfetti luccicanti.”

Dopo una breve pausa Foister il coniglio, smise di far battere il cuore di Miss. Poperlaine riponendolo nel suo panciotto vuoto.

Miss. Poperlaine guardò Montgrot dritto negli occhi seppur i suoi fossero soltanto due macchie nere e quelli del suo interlocutore blu come l’oceano.

Non aggiunse altro e tornò dentro la sua scatola di metallo e cartone.

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“Notole è Notole signor Montgrot e io le sono stata data in dono!” Questo il biglietto apposto sul regalo a lui destinato la sera di Natale.

Che strano il destino…….. a volte regala cose inaspettate. Spesso quelle che nessuno desidera perché apparentemente brutte.

Continua……………